Sala 14

Sala 14

Per la finitura delle pareti ai piani nobili è stato utilizzato il marmorino: un tipo di intonaco in cui il colore è parte dell’impasto. Con questa tecnica, il colore non presenta una resa “piatta”, ma è profondo, ricco di variazioni cromatiche che lo fanno vibrare a seconda della luce.

Nella vetrina

Nella vetrina sono messi a confronto i diversi modi di ispirarsi al mondo antico fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento: ai lati, i due vasi di Wedgwood (1780 circa) riproducono fedelmente gli originali attici ritrovati negli scavi compiuti in quel tempo a Pompei ed Ercolano. Questi ultimi diventano celebri in Inghilterra grazie all’opera di studioso e collezionista di William Hamilton, ambasciatore britannico nel Regno delle Due Sicilie in epoca borbonica. Le urne in basalto in prima fila (1805) sono firmate da William Bullock, fratello di George: qui i motivi decorativi sono rielaborati con maggiore libertà rispetto a Wedgwood. Il rinfrescatoio per bottiglia, prodotto dalla manifattura di Davenport (1815 circa), attinge tanto al repertorio dell’arte egizia che al mondo greco.

Nella vetrina

Gilbert & George

L’inquietante presenza di Depression (1980) di Gilbert & George, è una meditazione macabra sulle paure e le malattie dell’uomo contemporaneo.

Gilbert & George

Tetsumi Kudo

Sul camino a destra si trova l’inquietante ritratto decomposto di Tetsumi Kudo.

Tetsumi Kudo

Tom Phillips

In questa sala si vede il primo di cinque Treated Skulls (1996) di Tom Phillips. L’artista, comprato un teschio umano da un mercante di materiali etnografici, ha iniziato a variare questo simbolo occidentale del memento mori con contaminazioni di altre culture e collages di materiali disparati, dalle pubblicità delle prostitute londinesi ai propri capelli e alla propria barba.

Tom Phillips