Bavella

29 Aprile 1868, 1 pm

EDWARD LEAR, 1812-1888

Edward Lear esegue quest’acquerello dedicato alla foresta di Bavella nel corso di un’escursione di tre giorni in Corsica. L’ammirazione per questo paesaggio di montagna è dichiarata in un suo diario di viaggio.

NEL DETTAGLIO

Dimensioni

36.8 x 54 cm

Tecnica

Matita, penna, inchiostro e acquerello su carta beige

Iscrizioni

<<Forest of Bavella>>, <<136>>, <<29 April 1868, 1 pm>>, corredato da altre annotazioni.

Descrizione

Rispetto ad altri pittori, Edward Lear era solito annotare particolari, scrivendo direttamente nei disegni quel che più colpiva la sua attenzione. Questo sistema di appunti si ritrova in quest’opera, dedicata a una veduta della foresta di Bavella, dove riporta la data (1868), il giorno (28 aprile) e l’ora di esecuzione dell’acquerello (all’una di pomeriggio). Altre annotazioni (clover white and green grey black lichen) si riferiscono ai colori dei sassi in basso, mentre al centro dei declivi (every color of green, makes, must, deep holler must, granite gray) Lear trascrive le sfumature cromatiche delle formazioni rocciose e aggiunge qualche altra informazione sui pini (green turf, pines, dead) che stanno a destra.

 

Lear impiega due giorni di cammino per arrivare alla foresta di Bavella. Il 27 aprile, parte dal paese di Migliacciaru e alle diciannove arriva in un albergo a Solenzaro in cui trascorre la notte. Nel Journal of a Landscape Painter in Corsica che Lear pubblica due anni dopo, il 28 aprile è registrato con dovizia di dettagli sulle soste e le impressioni sul paesaggio. Alle sei del mattino, dopo aver lasciato la camera d’albergo, ha immediatamente inizio il cammino per Bavella, di cui si possono già intravedere tra la nebbia le sue cime. Sono le nove e quarantacinque del mattino, quando è giunto a metà del percorso verso la Maison de l’Alza:

 

“the immense crags in front-the hightest of this part of the lofty central range, and very close to the Mont Incudine-are wrapped in cloud, and are awfully mysterious, and somewhat resembling the great pillars of Gebel Serbal, in the peninsula of Sinai. The pines are exquisitely beautiful, and unlike any I have ever seen; perfectly bare and straight to a great height, they seem to rise like giant needles from the “deep blue gloom ” of the abyss below. Granite rocks of splendid forms are on every side, the spaces between them cushioned with fern, and the tall spires of the Pinus maritima shooting out from their sides and crevices. Springs by the road-side are frequent and welcome, for the way is exceedingly steep,..”

 

(LEAR Edward, Journal of a Landscape Painter in Corsica, London, Bush, 1870, p. 90)

 

Alle tre del pomeriggio raggiunge la cima del passo, da cui si mostra la foresta di Bavella incastonata fra la valle di granito e paragonata a un vasto anfiteatro.

 

…lying in a deep cup-like hollow between this and the opposite ridge, the north and south side of the valley being formed by the tremendous columns and peaks of granite (or porphyry ?), the summits of which are seen above the hills from Sarténé, and which stand up like two gigantic portions of a vast amphitheatre, the whole centre of which is flled with a thick forest of pine. These crags, often as I have drawn their upper outline from the pass I have been ascending to-day, are doubly awful and magnificent now that one is close to them, and, excepting the heights of Serbal and Sinai, they exceed in grandeur anything of the kind I have ever seen, the more so that at present the distance is half hidden with dark cloud, heavily curtaining all this singular valley; and the tops of the huge rock buttresses being hidden, they seem as if they connected heaven and carth. At times the mist is suddenly lifted like a veil, and discloses the whole forest—as it were in the pit of an immense theatre confined between towering rock-wall, and filling up with its thousands of pines all the great hollow (for it is hardly to be called a valley in the ordinary sense of the term) between those two screens of stupendous precipices.”

 

 

(LEAR Edward, Journal of a Landscape Painter in Corsica, London, Bush, 1870, pag. 92)

 

 

Dopo una sosta, Lear ricomincia la discesa e al secondo chilometro, incontra l’anziana signora che lo accoglie Lear alla Maison de l’Alza. Lear qui realizza di non aver mai visto una foresta così spettacolare. Il giorno dopo, il 29 aprile, si sveglia alle quattro e quarantacinque del mattino, conl’intenzione di lavorare il più possibile. Lascia l’albergo alle cinque e trenta e disegna ininterrottamente fino alle undici della mattina, fermandosi esclusivamente per fare colazione e per poi riprendere a passeggiare in cerca di altri scorci suggestivi fino al tramonto, ore in cui realizza scene che descrivono guglie aguzze fino al cielo e colorate dalla rigogliosa vegetazione.

 

L’acquerello è datato con precisione, anche riguardo l’indicazione dell’ora (1pm), mentre nei diari intercorre una pausa, allo stesso orario. Altri due acquerelli, conservati nella Houghton Library della Harvard University, sono datati 29 aprile e presentano orari diversi (8.20pm e 4pm). Nell’acquerello di Palazzo Butera, Lear ottiene un effetto meno drammatico, rispetto all’opera ad Harvard che eseguirà nel pomeriggio. Ma le masse di colore, costruite per sovrapposizione di colore che virano violentemente dal chiaro allo scuro, rese attraverso i viola e i toni caldi, sono le stesse.

Acquerelli coonservati alla HARV AD LIBRARY

Bibliografia

Edward Lear, Journal of a Landscape Painter in Corsica, London, Bush, 1870, pp. 87-89-90-92-93-94-95-96.