NEL DETTAGLIO
Dimensioni
126,7 x 123,5 cm (senza cornice)
152 x 152 (con cornice)
Tecnica
Olio su tavola dipinta da entrambi i lati
Descrizione
Il personaggio al centro del dipinto è stato identificato in Frans Floris, per via della somiglianza con il suo ritratto, inciso da Giulio Bonasone. L’artista fiammingo irrompe nella scena e al suo fianco si trovano due uomini vestiti all’antica, che hanno i lineamenti simili a Vitellio e Vespasiano, imperatori dei primi secoli dell’era cristiana.
L’uomo alla sua destra ha in mano un compasso e una gorgiera che potrebbe servire come copertura per le conseguenze della gotta. Se si volesse conferire importanza a un contemporaneo, utilizzando i lineamenti di Vitellio (noto all’epoca dal busto della collezione veneziana di Domenico Grimani), l’indiziato maggiore per questo personaggio sarebbe Erard de la Marck, prinicpe-vescovo di Liegi, protettore di Lambert Lombard e finanziatore di un viaggio a Roma di quest’ultimo, nel 1538. Una precedente identificazione, proposta da Nicole Dacos, di questo personaggio voleva che si trattasse proprio di Lambert Lombard. Questa pista sembra però da scartare, anche per via del confronto con il suo ritratto certo, inciso da Lambert Suavius. Anche come corporatura, l’uomo sembra somigliare a Erard de la Marck, che è noto per il ritratto di Jan Vermeyer al Rijksmuseum di Amsterdam.
L’uomo che somiglia a Vespasiano ha in mano un busto antico e probabilmente lo indica per mostrare il grado di fedeltà al vero della scultura. Non è da escludere la possibilità che i tre personaggi al centro del dipinto rimandino alle sfere della pittura (Floris), dell’architettura (l’uomo con il compasso) e della scultura (l’uomo con il busto). In una scatola a sinistra, ancora immersi nella bambagia, sono contenuti frammenti di sculture romane, come la Venere medicea o la Testa di cavallo.
Il personaggio all’estrema sinistra del dipinto è stato identificato da Nicole Dacos in Willem Key, che secondo la studiosa sarebbe anche l’autore dell’opera. In un parere scritto pervenuto nel 2019, Koenraad Jonckheere ci ha comunicato che non condivide l’attribuzione. Nessuna identificazione è invece al momento attendibile per il personaggio all’estrema destra.
Il retro dell’opera – una simulazione di una scultura antica con una battaglia dove sono presenti cavalli e uomini dalle forme estraniate e allungate – è un manifesto di attrazione verso le novità romane del Cinquecento, come il Giudizio Universale di Michelangelo alla Sistina. Rimane di difficile decodificazione la scena rappresentata, dove uomini nudi si fronteggiano in una sinistra battaglia: alcuni sono stati disarcionati da cavallo, altri afferrano per i piedi gli avversari. Una suggestione stilistica di grande interesse è stata espressa da Edward Wouk, che vede nel dipinto un ricordo delle piramidi di uomini dell’incisore francese Juste de Juste.
Il dipinto proviene dalla collezione Lancellotti, come attesta una nota di Giuliano Briganti nel retro di una fotografia che era di sua proprietà e che ora è conservata nella Biblioteca e Fototeca Briganti al Santa Maria della Scala di Siena.
Bibliografia
Nicole Dacos, Viaggio a Roma. I pittori europei nel ‘500, Milano, Jaca Book, 2012, pp. 21-25.