Sala 13
Per la finitura delle pareti ai piani nobili è stato utilizzato il marmorino: un tipo di intonaco in cui il colore è parte dell’impasto. Con questa tecnica, il colore non presenta una resa “piatta”, ma è profondo, ricco di variazioni cromatiche che lo fanno vibrare a seconda della luce.
Una “scatola” di specchi
Durante gli anni ‘50, nella volta è stato realizzato un lucernario destinato ad illuminare un corridoio creato dallo sciagurato frazionamento della sala. La camera di luce, così come le incongrue pareti, sono state rimosse, ma una larga breccia rettangolare deturpava l’affresco. Invece di proporre un risarcimento della lacuna, si è pensato di costruire al suo interno una scatola di specchi capace di riflettere all’infinito le immagini specchiate dalle pareti, producendo sull’osservatore un effetto straniante.
Edward Burne-Jones
The Blessed Damozel di Edward Burne-Jones (1857) è un’opera incompiuta, ispirata a un poema di Dante Gabriel Rossetti, dove sono narrate le vicende di due amanti: lei muore e va in un paradiso da dove contempla le vicende terrene di lui.
Francesco Zerilli
Due vedute di Palermo di Francesco Zerilli di inizio Ottocento permettono di confrontare il punto di vista da Romagnolo, con Monte Pellegrino come punto di fuga, e, nella sala seguente la veduta frontale dal mare, più consueta nel Settecento.
George Bullock
Il tavolo al centro della sala è probabilmente da attribuire a George Bullock , designer che si guadagna una posizione di primato all’interno del sistema delle arti in Gran Bretagna all’epoca di Napoleone: il suo studio è visitato anche dai re. Sul tavolo sono due sculture in gesso di Alfred Stevens.
Tom Phillips
Un’opera di Tom Phillips del 1980 prende un’intera parete: la stessa parola, «una selva oscura», è ripetuta variando gli effetti cromatici.